...stabilire il momento, il fatto preciso, dopo i quali gli avvenimenti prendono una piega diversa. Prima c'erano sorrisi, battute, scherzi, si stava in compagnia e si stava bene. Dopo, mugugni, insofferenza, rifiuto di dialogare e di spiegarsi, cattiveria anche.
A suo tempo cercavo di fare l'ambasciatore, il paciere, e i piccoli momenti di disaccordo si superavano. Fino a quando il mio cercare di far dialogare, se pur a distanza, le parti in causa, non fu visto distortamente come il lavoro del doppiogiochista. E da colomba mi ritrovai falco, e quindi capro espiatorio e causa delle discordie.
... ... ... ... ...
Ho smesso di fare il portavoce, ferito da quell'accusa, e da una parte era meglio così, se il dialogo ci doveva essere, era giusto fosse diretto e non triangolato. Ma da quel momento le cose hanno cominciato ad andare sempre peggio, accuse e offese da leggere a sempre più pesanti, fino alla rottura definitiva.
Una lacerazione che riguarda anche me.
Come si può scegliere fra due (ex)amici? Ognuno con la propria verità, con le cose dette e con le cose non dette?
Il silenzio, e un passo indietro, un distacco da entrambi che li mantenga alla stessa distanza, senza scegliere di stare con uno, per non perdere l'altro. Ma perdendoli entrambi...
...ecco cosa rimane nel cuore stasera. Una ferita inferta all'improvviso, senza motivo, un'accusa diretta e senza possibilità di ribattere, senza chiedere, prima, se davvero io centravo.
Un giorno di silenzio, per esaminare pensieri e fatti, senza trovare valide giustificazioni per l'accusa. La decisione di mantenere le distanze, fare un passo indietro per cercare di non rimanere coinvolto in una guerra che non è la mia.
Una serie di coincidenze, di fatti che si incastrano uno con l'altro come per mano di un destino saggio, e la distanza che ho deciso di tenere si è fatta più grande, i tempi che si dilatano. E poi un messaggio.
"Scusa per ieri, sei arrabbiato con me? Rispondi, ti prego"
Momenti pesanti, la delusione è ancora qui, se c'è amicizia c'è dialogo, non ci sono accuse decise a tavolino. Chiamo io, un sms non renderebbe il mio stato d'animo: "Ci sono rimasto male, accusarmi così..." "Scusa, ci ho pensato dopo" e un tono che non aveva il sollievo dello strappo mancato, ma tanta rabbia, tanto astio "Oggi [lui] non c'era...", un conflitto latente mai risolto, che continua ad avvolgersi su se stesso, e cresce nutrendosi di se stesso, e ce n'è così tanto che ormai copre tutto, sommerge gli altri sentimenti, li ingloba e li disgrega a poco a poco, e sento giustificazioni, paura di affrontare la realtà, non voler vedere, non voler ammettere ciò che è nel cuore, e la sensazione di perdita, di sconfitta si insinua nella mente, e tristezza per un'occasione sprecata, vedere una persona in gamba che si perde nella vigliaccheria... una persona che ritenevo amica, almeno da parte mia, ma che sembra voler fuggire da tutto e da tutti, e che per quanto cerco di aiutare non vuole lasciarsi aiutare. Stasera il mio umore è cupo, intriso di un pessimismo profondo quanto può essere l'abisso emozionale che a noi scorpioni attira come il nettare le api.
Il senso di perdita è denso e trasparente, invischia i pensieri e cancella il sonno